Netanyahu: fu muftì palestinese a indurre Hitler all'Olocausto



Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha sostenuto che Adolf Hitler non aveva intenzione di sterminare gli ebrei, ma fu convinto in tal senso dal muftì palestinese Haj Amin al-Husseini. Una tesi bollata come falsa da diversi storici interpellati oggi dai media israeliani.
In un intervento al Congresso sionista mondiale, Netanyahu ha dichiarato ieri che "Hitler non voleva sterminare gli ebrei, solo espellerli". Ma in un incontro avvenuto nel 1941 a Berlino, il muftì disse al leader nazista: "Se tu li espelli, verranno tutti qui (in Palestina)". Allora, secondo Netanyahu, Hitler gli chiese: "Cosa dovrei fare con loro?". E la risposta del muftì sarebbe stata: "Bruciali".
Come ricorda oggi il quotidiano Haaretz, Netanyahu aveva già sostenuto tale tesi in un discorso tenuto alla Knesset nel 2012, quando definì Husseini "uno dei principali architetti" della soluzione finale. Una ricostruzione avanzata da diversi storici, ha sottolineato il quotidiano, ma respinta dai più accreditati ricercatori sull'Olocausto.
Interpellati oggi dal quotidiano Yedioth Aharonot, diversi storici hanno di nuovo respinto tale ricostruzione. Il professore Dan Michman, a capo dell'Istituto per la ricerca sull'Olocausto dell'Università di Bar-Ilan, Tel Aviv, e presidente dell'Istituto internazionale per la ricerca sull'Olocausto dello Yad Vashem, ha confermato l'incontro tra Hitler e il muftì, sottolineando però che questo avvenne quando la soluzione finale era già stata avviata.
Anche il presidente degli storici dello Yad Vashem, Dina Porat, ha respinto la ricostruzione di Netanyahu: "Non si può dire che è stato il muftì a dare a Hitler l'idea di uccidere o bruciare gli ebrei. Non è vero".

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